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Il mio taccuino personale.

Sciopero fiscale super-partes.

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Posto una lettera che non so datare, ma che appare attualissima, specie in questi giorni di vigilia del V-Day:

Caro direttore, mi accingo in settimana a pagare oltre 900mila (sì,
novecentomila) euro di Irpef e mi scusi se tengo, per ragioni evidenti,
celato il mio nome ai suoi lettori. Sono, nonostante il mio alto
reddito, un piccolo professionista di provincia, innamorato del suo
lavoro, e che è stato sempre oltremodo fedele al dovere fiscale.

Non mi è mai pesato pagare le tasse; anzi, visto che i professionisti
"vanno per cassa", mi sono sempre detto: «Se li pago, vuol dire che li
ho riscossi»; inoltre, mi sono sempre auto-convinto del fatto che la mia
annuale dichiarazione dei redditi rappresentasse una specie di "diploma"
di aver avuto un bel successo professionale nel periodo d’imposta
precedente.
Questo reddito lo ottengo lavorando in effetti moltissimo: mi sveglio
alle 4,45 ogni mattina, lavoro ininterrottamente fino a notte, non mi
concedo mai vacanze né weekend, vedo i miei famigliari raramente.
Ho una moglie santa, che per fortuna ha capito quanto il lavoro sia
parte di me; ho due figlie splendide, di cui faccio fatica a incrociare
lo sguardo perché sono convinto di sottrarre loro una ricchezza
inestimabile, che è il tempo che invece dovrei dedicare loro. Spero
almeno di insegnare loro che con l’impegno, anche se non siamo in
America, si ottengono risultati.
Non lavoro per i soldi: a parte che non saprei come "godermeli", ho
fatto un impegno con me stesso di avere uno stile di vita morigerato (e
a imporlo alla mia famiglia) perché vengo da una famiglia piccolo
borghesee intendo perpetuare i valori di queste origini. I soldi sono
solo una conseguenza, non sono l’obiettivo o il presupposto.
Potrei lavorare di meno, dirà Lei. Certo, ma io appartengo a una
categoria di persone che nel lavoro trovano una grande "realizzazione".
In più, io ho scelto di fare il professionista con l’idea di dare il
servizio intellettuale più eccellente possibile a chi me l’avesse
chiesto: quindi mi impegno al massimo e cerco di trattare con la stessa
attenzione sia le pratiche piccolissime che quelle ingenti. Non mi
riesco a rifiutare a nessuno, faccio il possibile per accontentare
tutti; insomma, anche se non mi sono mai drogato nemmeno con uno
spinello, capisco benissimo cos’è la dipendenza e come sia
difficilissimo uscirne. Vede? È agosto inoltrato, e io sono qui a
lavorare!
Che c’entra tutto ciò, dirà Lei?
C’entra che mi sono stancato. Vedo in ogni momento della mia giornata
quintalate di denaro nero; vedo le porcherie di chi specula
illecitamente nel mercato finanziario; vedo gli uffici pubblici che non
funzionano; vedo gravissimi sperperi di denaro pubblico; vedo la scuola
che non insegna; vedo i ragazzi che si laureano e scrivono la tesi senza
sapere l’italiano (altro che insegnarlo agli extracomunitari…); vedo i
politici di un livello umano e professionale sotto qualsiasi soglia
minima; vedo sporcizia in ogni angolo; faccio code insopportabili;
subisco liste d’attesa da terzo mondo; vedo fannulloni che ingrassano e
sprechi dappertutto. Vedo patrimoni pubblici in stato decrepito che, un
solo minuto dopo esser stati "privatizzati", hanno sperticati aumenti di
valore. Vedo treni indecenti, per pulizia e ritardi e autostrade
inservibili a causa di montagne di traffico. Vedo inciviltà a ogni passo
che muovo.
Vedo i Tribunali che non funzionano: c’è da tremare a entrare in un
Tribunale avendo ragione, perché vi sono fondate probabilità di uscirne
avendo torto; e così c’è l’incentivo a impostare la propria vita
beffando gli altri, perché è molto probabile che ti giudichino non
colpevole. Quando uno Stato non assicura giustizia, credo che sia uno
Stato con la canna del gas in bocca.

Discorsi populisti e superficiali,
detti e stradetti, dirà Lei. Senz’altro. Ma resta il fatto che mi sono
stancato. Vorrei poter trovare nuovi stimoli dedicando il mio versamento
alla costruzione di un’opera pubblica specifica (per poter dire «l’ho
finanziata io», almeno così i miei soldi servirebbero a qualcosa) invece
di farli finire nel calderone della finanza pubblica: non sono per nulla
orgoglioso di formare un "tesoretto" a mio nome. Vorrei poter dire,
quando entro in un ufficio pubblico: «Io vi pago, vorrei avere un
servizio almeno decente ». Ma da solo mi rendo conto che sono discorsi
da matti.

Resto quindi stanco e senza soluzioni.

Mi pesa francamente troppo l’aver lavorato come una bestia per versare 1
miliardo e 800 milioni di vecchie lire a un socio occulto (lo Stato) che
non solo non mi aiuta, ma mi ostacola (dimenticavo: aggiungiamo anche
250mila euro di versamenti previdenziali, quisquilie!). E allora? Allora
continuerò a lavorare (e a incassare), ma sento forte lo stimolo a
smettere di pagare: a tenere i soldi da parte, senza rubarli, ma
nascondendoli (non è difficile, lo fanno tutti); e a versarli, se già
non li avrò dati in beneficenza, quando la classe politica se lo
meriterà di nuovo (e, beninteso, non è quella che oggi è
all’opposizione).
Ma temo che forse, sempre che credano negli stessi miei principi, li
verseranno i miei eredi.

(Lettera firmata)

Potete trovare il testo originale qui.

Written by Davide Orazio Montersino

settembre 5th, 2007 at 1:16

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2 Responses to 'Sciopero fiscale super-partes.'

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  1. Toccante davvero. Sono parole che fanno riflettere. Un pensierino cattivo però mi viene. Se un pò di efficienza facesse funzionare il sistema pubblico questi pensieri non potrebbero nemmeno essere formulati. Voglio vedere se negli USA dove l’evasione è quasi impossibile (o meglio c’è una certezza della pena, vedi la miliardaria deceduta da qualche settimana che si era fatta mesi di galera per evasione. Vi immaginate in Italia Tronchetti, Valentino Rossi, Berlusca o Lapo al gabbio per evasione?) si potrebbe pensare di non pagare le tasse e mettere i soldi da parte…

    Ardi

    5 set 07 at %H:%M

  2. Ardi, credo sia proprio quello il punto. Il sistema fa acqua da tutte le parti.. figuriamoci nella lotta all’evasione.

    X

    5 set 07 at %H:%M

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